RIFERIMENTO TECNICO

ISRC, ISWC e UPC/EAN: la differenza fra identificare una registrazione, un'opera e una pubblicazione

Rivisto il 2026-09-07

Risposta breve

L'ISRC identifica una registrazione: dodici caratteri alfanumerici (2 di paese + 3 di registrante + 2 di anno di riferimento + 5 di designazione) che nominano un unico master — una presa, un mix, un file audio. L'ISWC identifica l'opera: il brano come è stato scritto, con i suoi autori; venti incisioni della stessa aria condividono un ISWC e hanno venti ISRC. L'UPC/EAN identifica la pubblicazione: il prodotto commerciale, cioè l'album, l'EP o il singolo che contiene quelle registrazioni. L'ISRC non ha cifra di controllo, l'UPC sì, e questa asimmetria decide quanta paranoia serve nell'inserimento dati. In Italia il prefisso ISRC si chiede a FIMI, che dal 1994 è l'agenzia nazionale designata da IFPI; l'opera si dichiara alla SIAE (o a un'altra collecting), che genera l'ISWC; i diritti connessi sulla registrazione passano da SCF (produttori) e Nuovo IMAIE (artisti interpreti esecutori). Se uno solo di questi tre codici è sbagliato o non corrisponde fra audio e metadati, il denaro non sparisce: resta non abbinato in un conto sospeso, e nessuno vi avvisa.


Tre codici, tre oggetti: perché la lirica è il banco di prova più duro

In quasi tutti i cataloghi popular la distinzione fra opera e registrazione si spiega in una riga: la canzone è una, le incisioni sono tante. Nel repertorio italiano questa semplificazione crolla quasi subito, perché il repertorio italiano è in larga parte teatro musicale, e il teatro musicale è il problema di identificazione più stratificato che esista.

Prendete un'opera lirica. Non è un brano: è un contenitore di decine di numeri chiusi, ciascuno dei quali può essere pubblicato da solo. Non ha un autore: ne ha almeno due, un compositore e un librettista, che la legge italiana tratta come coautori con quote diverse. Non esiste in una sola forma: esistono versioni autoriali diverse, non "edizioni", ma opere in parte differenti. E viene incisa in tre modi commercialmente distinti — integrale, selezione di brani, aria singola — che sul piano dei codici sono tre problemi separati.

Chi sa gestire correttamente la pubblicazione di un'opera lirica sa gestire qualunque altra cosa. Per questo il documento parte da lì.

La regola generale, prima dei casi difficili

  • ISRC → la registrazione. ISO 3901, autorità di registrazione IFPI, agenzie nazionali per l'assegnazione dei prefissi. Un master, un ISRC, per sempre.
  • ISWC → l'opera. ISO 15707, gestito in ambito CISAC. Formato T-123.456.789-C: prefisso T, nove cifre e una cifra di controllo; le cifre non codificano né territorio né autore. Non lo si chiede da soli: nasce quando l'opera viene dichiarata alla collecting o registrata dall'editore.
  • UPC/EAN → la pubblicazione. È un GTIN GS1, la stessa famiglia di codici che identifica una bottiglia di passata di pomodoro. Nomina il prodotto, non il suono.
L'ISRC è l'incisione, l'ISWC è ciò che il compositore e il librettista hanno scritto, l'UPC è la confezione in cui l'avete venduto. Ogni sistema che vi pagherà nella vita fa un join su uno di questi tre campi.

L'opera lirica, primo strato: due autori, un'opera, quote asimmetriche

Un'opera lirica ha un compositore e un librettista. Non è un dettaglio di galateo: è diritto positivo, ed è quantificato.

L'art. 33 della legge 22 aprile 1941 n. 633 stabilisce che «in difetto di particolari convenzioni tra i collaboratori, rispetto alle opere liriche, alle operette, ai melologhi, alle composizioni musicali con parole, ai balli e balletti musicali, si applicano le disposizioni dei tre successivi articoli». E l'art. 34 fissa il criterio economico in modo esplicito:

«L'esercizio dei diritti di utilizzazione economica spetta all'autore della parte musicale, salvi tra le parti i diritti derivanti dalla comunione. Il profitto della utilizzazione economica è ripartito in proporzione del valore del rispettivo contributo letterario o musicale. Nelle opere liriche si considera che il valore della parte musicale rappresenti la frazione di tre quarti del valore complessivo dell'opera. Nelle operette, nei melologhi, nelle composizioni musicali con parole, nei balli e balletti musicali, il valore dei due contributi si considera uguale.» — art. 34 L. 633/1941

Tradotto in campi di un modulo: nell'opera lirica il default di legge è 75% musica / 25% libretto; nella canzone con testo il default è 50/50. Sono default derogabili per contratto, ma sono il punto di partenza, e un deposito che non nomina affatto il librettista non è "semplificato": è incompleto.

C'è una seconda conseguenza, più pesante e spesso ignorata. L'art. 26 stabilisce che «nelle opere indicate nell'art. 10, nonché in quelle drammatico-musicali, coreografiche e pantomimiche, la durata dei diritti di utilizzazione economica spettanti a ciascuno dei coadiutori o dei collaboratori si determina sulla vita del coautore che muore per ultimo», e l'art. 25 fissa la durata in «tutta la vita dell'autore e sino al termine del settantesimo anno solare dopo la sua morte».

Cioè: la data che conta per un'opera drammatico-musicale è la morte dell'ultimo coautore superstite, non quella del compositore. Un librettista sopravvissuto vent'anni al compositore sposta in avanti di vent'anni la scadenza dell'intera opera. Chi omette il librettista dal deposito non sta solo togliendo un credito a qualcuno: sta anche calcolando male il pubblico dominio, e prima o poi lo calcolerà male a proprio danno.

Nel repertorio drammatico-musicale il librettista non è un accessorio del compositore: è il coautore la cui data di morte può determinare la durata dei diritti sull'opera intera.

L'opera lirica, secondo strato: versioni autoriali che sono opere diverse

Nel pop, "versione" quasi sempre significa una registrazione diversa della stessa opera. Nella lirica no: esistono versioni dell'opera stessa volute dall'autore, con musica scritta ex novo, numeri tagliati e talvolta lingua diversa.

Il caso didattico è il Don Carlos di Verdi. La versione parigina va in scena all'Opéra (Salle Le Peletier) l'11 marzo 1867, in cinque atti e in francese, su libretto di Joseph Méry e Camille du Locle. La revisione milanese debutta alla Scala il 10 gennaio 1884 in quattro atti, senza il primo atto e senza il balletto, con testo italiano di Angelo Zanardini che riprende in larga parte la traduzione precedente di Achille de Lauzières; Verdi lavora ai rifacimenti per mesi insieme a du Locle e a Charles-Louis-Étienne Nuitter. Nel 1886, a Modena, circola una versione in cinque atti senza balletto, pubblicata da Ricordi (Wikipedia, Don Carlos).

Il Don Carlos del 1867 e il Don Carlo del 1884 non sono la stessa opera in due allestimenti. Contengono musica diversa, testi in lingue diverse, e un elenco di autori diverso — il 1884 aggiunge un traduttore-librettista che nel 1867 non c'era. Sul piano ISWC vanno trattati come lavori distinti, o quantomeno come opera originale e versione derivata dichiarata, con l'elenco autori corretto per ciascuna.

L'errore tipico è opposto e frequentissimo: un'incisione della versione in quattro atti depositata sotto il titolo generico dell'opera, con i librettisti francesi del 1867 e senza traccia di Zanardini. Il risultato è un ISWC che descrive un'opera che non è quella incisa, e ripartizioni che vanno a persone che su quella versione non hanno scritto nulla.

Regola operativa. Prima di depositare qualunque cosa di repertorio lirico, fissate per iscritto tre cose: quale versione autoriale state eseguendo, quale edizione musicale state usando (edizione critica compresa — è essa stessa oggetto di diritti in capo al curatore e all'editore), e in quale lingua. Se non sapete rispondere a tutte e tre, non siete pronti a depositare.


L'opera lirica, terzo strato: integrale, selezione, aria singola

Qui si decide la struttura concreta della release. Tre scenari, tre soluzioni diverse, e nessuna è quella intuitiva.

1. Registrazione integrale

Un UPC per la pubblicazione (uno per il digitale, uno per il CD, uno per il vinile: sono tre prodotti). Un ISRC per ogni traccia effettivamente pubblicata come traccia: se l'integrale è suddiviso in 58 tracce, sono 58 ISRC. Non esiste "un ISRC per l'opera": l'ISRC identifica il file audio, e i file audio sono 58.

Attenzione al taglio delle tracce: se in una ristampa successiva ricompilate gli stessi nastri con punti di divisione diversi — un'aria e la scena successiva unite in una traccia sola, dove prima erano due — non state ripubblicando gli stessi file. State creando file audio nuovi, e servono ISRC nuovi. Se invece i file sono bit per bit gli stessi e cambia solo la copertina, l'ISRC resta.

Sul lato opera: ogni traccia va collegata all'opera cui appartiene, con compositore e librettista in entrambi i ruoli, e con l'indicazione della versione. Le tracce che contengono solo musica strumentale (sinfonia, preludi, intermezzi) hanno comunque il librettista fra gli autori dell'opera complessiva se sono depositate come parti dell'opera drammatico-musicale; se le depositate come brani autonomi puramente strumentali, cambia l'oggetto del deposito. Sceglietene uno e siate coerenti su tutto il catalogo.

2. Selezione / "il meglio di"

Una selezione tratta dall'integrale è una pubblicazione nuova — nuovo UPC — che riusa le stesse registrazioni — stessi ISRC. È il caso in cui la tentazione di generare codici nuovi è più forte e più dannosa: se rigenerate gli ISRC, tutta la storia di ascolti, playlist e registrazioni presso le collecting resta attaccata ai codici vecchi, e alla filiera risultano apparse dal nulla dodici registrazioni senza passato.

Se invece la selezione contiene edit — un'aria accorciata, una scena sfumata prima della fine, un attacco ripulito dall'applauso — quelli sono file audio diversi e vogliono ISRC propri. La domanda è sempre la stessa: l'ascoltatore sente un file diverso?

3. Aria singola pubblicata come traccia

Questo è il caso che rompe più depositi. Un'aria estratta e pubblicata come singolo è, sul piano dell'opera, un frammento di un lavoro più grande. Non è un brano autonomo con un suo autore unico: è una porzione di un'opera drammatico-musicale con compositore e librettista.

Il deposito corretto nomina l'opera madre e la porzione: titolo dell'aria, titolo dell'opera, atto, versione. Il deposito sbagliato — quello che si vede ogni giorno — mette come titolo il solo incipit dell'aria, come autore il solo compositore, e nessun riferimento all'opera. Da lì in poi il collegamento fra la registrazione e l'opera registrata è rotto, e la quota che l'art. 34 assegna al contributo letterario non ha nessun destinatario a cui andare.

E il codice? Un ISRC per quella registrazione. Se è lo stesso file già uscito nell'integrale, è lo stesso ISRC dell'integrale, dentro una pubblicazione con UPC nuovo. Se per il singolo avete rifatto il montaggio o accorciato la coda, è un file nuovo e quindi un ISRC nuovo.

Un'aria pubblicata come singolo cambia confezione, non identità: nuovo UPC, stesso ISRC, stesso ISWC dell'opera da cui proviene — e nel deposito deve continuare a comparire l'opera da cui proviene.

Il problema della "Tradizionale": la canzone napoletana

Se questo documento serve a una cosa sola, che serva a questa.

Una quota enorme del repertorio napoletano più eseguito ha autori documentati, date certe ed editori storici, e viene depositata e distribuita come «Tradizionale» o «Anonimo». Non è un dettaglio filologico. Dichiarare "Tradizionale" un'opera che ha autori significa (a) cancellare un autore reale, (b) cancellare un editore reale, e (c) instradare la quota d'autore verso il nulla o verso chi ha firmato l'arrangiamento, che non l'ha scritta.

Alcuni esempi verificabili:

  • 'O sole mio (1898): testo di Giovanni Capurro, musica di Eduardo Di Capua. Nell'ottobre 2002 il Tribunale di Torino ha riconosciuto Alfredo Mazzucchi come coautore della musica, avendo egli composto e ceduto a Di Capua nel giugno 1897 melodie poi confluite nel brano. Conseguenza diretta: con il solo Di Capua l'opera sarebbe caduta in pubblico dominio in Italia alla fine del 1970; con Mazzucchi coautore (morto nel 1972) la tutela prosegue, secondo la ricostruzione più diffusa, fino al 2042 nei paesi con termine di settant'anni dalla morte dell'ultimo coautore (Wikipedia, 'O sole mio). Il brano che più di ogni altro viene depositato come "tradizionale napoletano" è, ad oggi, un'opera tutelata.
  • Funiculì, Funiculà (1880): musica di Luigi Denza, testo di Peppino Turco, scritta per l'inaugurazione della funicolare del Vesuvio e pubblicata da Casa Ricordi. Richard Strauss la sentì in Italia, la scambiò per un canto popolare e la inserì in un poema sinfonico senza attribuzione; Denza gli fece causa e la vinse, ottenendo il pagamento di una royalty (Wikipedia, Funiculì, Funiculà).

Il secondo caso merita una riga in più: l'errore "questa è tradizionale" ha già prodotto una causa persa da uno dei più grandi compositori del Novecento. Non è un rischio teorico e non è nuovo. È lo stesso errore, ripetuto oggi con un modulo di distribuzione al posto di una partitura.

Procedura da seguire prima di scrivere "Tradizionale"

  1. Cercate il titolo con la grafia napoletana esatta, apostrofi compresi ('O, 'A, cu', Surriento), e poi anche con le grafie italianizzate che circolano nei cataloghi. Molte attribuzioni si trovano solo sotto una delle due forme.
  2. Cercate l'editore storico, non solo l'autore. Ricordi, Bideri, La Canzonetta, Santa Lucia: se un brano ha un editore storico, ha per definizione degli autori.
  3. **Verificate le date di morte di tutti i coautori**, non del più famoso. Il termine si calcola sull'ultimo superstite (art. 26 L. 633/1941), e il caso Mazzucchi mostra che l'elenco dei coautori può cambiare per via giudiziaria decenni dopo.
  4. Se l'opera risulta effettivamente di pubblico dominio, dichiarate la vostra elaborazione come elaborazione, non il brano come vostro. SIAE prevede categorie apposite per le opere di pubblico dominio e per le edizioni critiche e le prime pubblicazioni di opere inedite di pubblico dominio (SIAE); usarle è il modo corretto di rivendicare il proprio lavoro senza rivendicare quello altrui.
  5. Nel dubbio, non scrivete "Tradizionale": scrivete i nomi che avete trovato. Un'attribuzione incompleta si corregge; una dichiarazione di anonimato su un'opera tutelata è una dichiarazione falsa in un sistema che paga sulla base di quella dichiarazione.
«Tradizionale» non è un'etichetta neutra di comodo: è un'affermazione sul fatto che quell'opera non abbia autori. Sulla canzone napoletana, quasi sempre è falsa.

Sanremo e l'economia italiana della cover: una sola opera, molte registrazioni

Il secondo tratto strutturale del mercato italiano è la densità delle riletture. Il Festival di Sanremo produce ogni anno una situazione che altrove è rara: un gruppo di opere nuove che vengono incise e pubblicate più volte nell'arco di poche settimane, dagli stessi artisti e da altri, e una serata dedicata alle cover in cui brani già esistenti vengono eseguiti e poi pubblicati in nuove versioni.

La conseguenza sui codici è semplice da enunciare e difficile da applicare sotto scadenza:

  • Una nuova incisione di un brano già esistente → nuovo ISRC, stesso ISWC. Dieci artisti che incidono lo stesso brano nello stesso anno producono dieci ISRC e un solo ISWC. L'opera non si duplica perché è stata reincisa.
  • La cover non genera un'opera nuova. Se cambiate arrangiamento, la quota d'arrangiamento si tratta come elaborazione dell'opera esistente secondo le regole della collecting; non è un lavoro nuovo con un ISWC nuovo, e gli autori originali restano gli autori.
  • Se la cover ha un testo tradotto o riscritto, allora sì che state creando un'opera derivata, e servono l'autorizzazione dei titolari e un deposito che nomini autori originali e autore della versione.

Il caso delle tre registrazioni

È lo scenario italiano per eccellenza, e vale la pena scriverlo per esteso:

  1. Esecuzione dal vivo al festival, catturata dal mixer di palco e pubblicata come singolo live.
  2. Poche ore o pochi giorni dopo, la versione in studio pubblicata come singolo.
  3. Mesi dopo, la stessa versione in studio inclusa nell'album.

Contate: due registrazioni (la live e la studio) → due ISRC. Il passaggio 3 non ne aggiunge: è lo stesso file dello studio single, quindi stesso ISRC. Le pubblicazioni invece sono tre → tre UPC (singolo live, singolo studio, album). L'opera è unaun ISWC.

Il conteggio finale — 2 ISRC, 3 UPC, 1 ISWC — è quello che quasi nessuno azzecca al primo tentativo, perché l'istinto è di far coincidere il numero dei codici con il numero delle uscite.

Due varianti che complicano il quadro, entrambe comuni a febbraio:

  • La versione live riprocessata. Se dopo l'uscita rapida del live pubblicate un mix rifatto — pubblico riequilibrato, editing degli attacchi, correzioni — quello è un file audio diverso: ISRC nuovo, non riuso del codice del live. Se invece è lo stesso file con solo un nuovo mastering di livello, si applica la regola del remaster (sotto).
  • La versione radio. Un edit accorciato per la radio è materialmente un'altra registrazione: ISRC proprio. Se non viene mai pubblicato come traccia a sé, resta comunque prudente assegnargli un codice, perché prima o poi qualcuno lo consegnerà a un ente di monitoraggio.
Nel mese di Sanremo l'errore non è tecnico: è di fretta. La riga di catalogo va scritta prima della consegna, non ricostruita a marzo leggendo i rendiconti.

Catalogo storico: 78 giri, nastri, e perché il restauro non crea un ISRC nuovo

Il patrimonio discografico italiano è pieno di materiale anteriore alla stereofonia: matrici a 78 giri, nastri di sala, registrazioni radiofoniche. Riportarlo in commercio richiede lavoro tecnico serio — e proprio per questo genera l'errore più diffuso su questo tipo di catalogo: pensare che, poiché il lavoro è stato grande, la registrazione sia "nuova".

Il Manuale ISRC di IFPI è netto, e va letto alla lettera. Il §A.10.1 stabilisce che «un nuovo ISRC deve essere assegnato se (e solo se) i processi applicati a una registrazione durante il re-mastering comportano l'applicazione di un apporto creativo alla registrazione stessa», e specifica che «un nuovo ISRC non deve essere assegnato nel contesto di processi di aggiustamento sostanzialmente invarianti o tecnologici». Il Manuale elenca esplicitamente fra i processi che non giustificano un nuovo codice: la semplice variazione di livello, l'equalizzazione invariante, la compressione invariante, la riduzione del rumore, la rimozione dei click, la correzione di velocità e intonazione, la conversione di frequenza di campionamento e il dithering.

Cioè esattamente ciò che si fa a un 78 giri: si sceglie la puntina, si corregge la velocità perché il disco non girava davvero a 78, si applica la curva di equalizzazione appropriata, si toglie il fruscio, si tolgono i click, si converte. Tutto lavoro tecnologico. Nessuno di questi passaggi, da solo, richiede un secondo ISRC per la stessa registrazione.

Da qui derivano tre indicazioni pratiche:

  1. Se una registrazione storica ha già un ISRC (perché è già stata pubblicata in digitale in passato) e voi la ripubblicate restaurata meglio, non generate un codice nuovo per riflesso. Chiedetevi se c'è stato apporto creativo sulla registrazione.
  2. Se sul restauro c'è apporto creativo, il codice nuovo serve. Il confine è più vicino di quanto sembri: un remix da nastri multitraccia originali, una ricostruzione che rimonta prese diverse, un intervento che cambia il bilanciamento artistico e non solo il rumore di fondo sono apporti creativi.
  3. Rider pratico che resta sempre valido: se il restauro viene venduto come traccia separata accanto all'originale, è un prodotto distinto e ha bisogno di un codice proprio, indipendentemente da come classificate l'intervento tecnico. Due tracce acquistabili separatamente non possono condividere un identificatore.
  4. Se la registrazione storica non ha mai avuto un ISRC, assegnatene uno adesso. L'anno di riferimento sarà quello in cui assegnate il codice — 26 per un'assegnazione nel 2026 — anche se la matrice è del 1931. Non è un errore da correggere: l'anno di riferimento è amministrativo, non è una data di registrazione.
Sui 78 giri il lavoro è enorme e il codice non cambia. È scomodo, ma è la regola: l'ISRC segue la registrazione, non lo sforzo.

ISRC: struttura, prefisso italiano, e l'assenza di cifra di controllo

Dodici caratteri alfanumerici in quattro campi, CC-XXX-YY-NNNNN:

CampoLunghezzaContenuto
Codice paese2Lettere. Paese dell'agenzia che ha allocato il prefisso.
Codice registrante3Alfanumerico. Il soggetto che assegna i codici.
Anno di riferimento2Cifre. Ultime due dell'anno in cui l'ISRC è stato assegnato.
Codice di designazione5Cifre. Numero progressivo del registrante per quella registrazione, unico nell'anno.

Codice paese e codice registrante formano il prefisso. I trattini sono una convenzione di lettura: IT-XYZ-26-00147 e ITXYZ2600147 sono lo stesso codice, e nei tracciati di consegna va la forma senza trattini, dodici caratteri esatti.

In Italia il prefisso si chiede a FIMI. La federazione dichiara che «dal 1994 FIMI è stata nominata da IFPI agenzia nazionale per l'Italia» e che «il sistema dell'ISRC prevede che qualsiasi entità che produce registrazioni fonografiche possa richiedere e ottenere l'assegnazione del suddetto codice», «indipendentemente dalla propria appartenenza o meno ad associazioni musicali o simili» (FIMI, ISRC). Al momento della verifica FIMI indica una tariffa di € 100,00 + IVA 22% per il codice audio e altrettanto per il codice video; le tariffe cambiano, verificatele sulla pagina prima di preventivare. FIMI risulta come agenzia nazionale per l'Italia anche nell'elenco dei contatti mantenuto da IFPI (ISRC Agency Contacts).

In alternativa, un distributore che sia ISRC Manager approvato può assegnare codici per conto vostro. Codici emessi da soggetti senza allocazione non sono ISRC: sono stringhe di dodici caratteri destinate a collidere con quelle di qualcun altro.

Non c'è cifra di controllo, e questo cambia il metodo di lavoro

L'UPC ha una cifra di controllo. L'ISWC ha una cifra di controllo. L'ISRC no. Non esiste nella specifica e nessun validatore può dirvi che un ISRC ben formato sia quello giusto per la vostra registrazione. Meccanicamente si può verificare solo la forma: due lettere, tre alfanumerici, due cifre, cinque cifre, un codice paese esistente, un anno plausibile.

Un carattere trasposto in un ISRC produce un altro ISRC perfettamente valido, che però appartiene alla registrazione di qualcun altro. Nessun sistema ve lo segnalerà.

Conseguenza operativa: gli ISRC si copiano e incollano, non si ridigitano, e ogni release si valida contro un'unica lista di riferimento. Un refuso in un UPC quasi sempre fallisce la propria cifra di controllo e viene respinto; un refuso in un ISRC passa in silenzio e produce anni di rendiconti sbagliati.

Quando serve un nuovo ISRC, in sintesi

Serve per: remix; edit (versione radio, versione "pulita", accorciamenti); versione dal vivo; strumentale, a cappella o versione con un elemento soppresso; qualunque modifica materiale che l'ascoltatore percepisca come file diverso; remaster con apporto creativo sulla registrazione.

Non serve per: ristampa dello stesso master con copertina, distributore, territorio o data diversi; passaggio di proprietà di una registrazione invariata; inserimento in una compilation (che avrà un UPC proprio); interventi di restauro puramente tecnologici come descritti sopra.

La domanda unica che risolve il 95% dei casi: l'ascoltatore sente un file audio diverso? Se sì, codice nuovo. Se no, stesso codice. E la regola di sicurezza che non ammette eccezioni: non puntate mai un ISRC su due file audio diversi. Assegnare un codice di troppo è recuperabile; riusarne uno non lo è, perché corrompe ogni database a valle che lo ingerisce.


UPC/EAN: il codice della pubblicazione, e il calcolo a mano

UPC-A ha 12 cifre, EAN-13 ne ha 13. Sono entrambi GTIN GS1 — GTIN-12 e GTIN-13 — con la stessa struttura: prefisso azienda GS1, riferimento articolo assegnato dal titolare del marchio, e una cifra di controllo in ultima posizione.

L'UPC identifica il prodotto. Album digitale, CD e vinile dello stesso disco sono tre prodotti e normalmente hanno tre UPC. Un singolo ha il suo UPC; quando quella registrazione finisce nell'album, conserva il suo ISRC mentre l'album porta un UPC diverso.

GS1 raccomanda di conservare i GTIN in forma uniforme: «GS1 recommends that GTIN is always stored as a 14-digit number in the data bases. Shorter formats should be filled in with leading zeroes up to 14 characters» (GS1). Fatelo anche nei vostri fogli di calcolo, e formattate la colonna come testo prima di incollare: lo zero iniziale mangiato da un foglio elettronico è la causa più banale e più frequente di UPC respinti.

Perché un UPC-A diventa EAN-13 aggiungendo uno zero, senza cambiare la cifra di controllo

Perché le ponderazioni si contano da destra, non da sinistra. La cifra di controllo occupa l'ultima posizione; procedendo verso sinistra a partire dalla cifra immediatamente precedente, i pesi si alternano ×3, ×1, ×3, ×1, all'infinito. Poiché lo schema è ancorato alla posizione della cifra di controllo, ogni cifra del GTIN-12 mantiene esattamente lo stesso peso quando il numero viene riempito a sinistra fino a 13 o 14 cifre. Aggiungere uno zero a sinistra aggiunge alla somma un termine 0 × 3 oppure 0 × 1: in entrambi i casi, zero.

Il calcolo, passo per passo

  1. Prendete le cifre prima della cifra di controllo.
  2. Dalla più a destra, procedendo verso sinistra, moltiplicate alternativamente per 3, 1, 3, 1, …
  3. Sommate i prodotti.
  4. Arrotondate la somma al multiplo di dieci successivo (o uguale): la cifra di controllo è la differenza. Se la somma è già multiplo di dieci, la cifra di controllo è 0.

Esempio svolto. Prendiamo l'UPC-A 807123946518. Le prime undici cifre sono 80712394651; l'ultima, 8, è la cifra di controllo che ricaveremo. Leggendo le undici cifre da destra:

Posizione (da destra)CifraPesoProdotto
1×33
5×15
6×318
4×14
9×327
3×13
2×36
1×11
7×321
10ª0×10
11ª8×324

Somma: 3 + 5 + 18 + 4 + 27 + 3 + 6 + 1 + 21 + 0 + 24 = 112.

Il multiplo di dieci successivo a 112 è 120. 120 − 112 = 8.

La cifra di controllo è 8, quindi l'UPC-A completo è 807123946518. ✓

Ora l'EAN-13. Anteponiamo uno zero: 0807123946518. Le dodici cifre prima della cifra di controllo sono 080712394651. Lette da destra, le undici cifre originali mantengono pesi identici; il nuovo 0 iniziale prende il dodicesimo peso, ×1, e contribuisce 0. Somma: 112. Multiplo di dieci successivo: 120. Cifra di controllo: 8 — invariata, esattamente come previsto.

Per verificare invece che generare, ripetete la procedura includendo la cifra di controllo con peso ×1 e controllate che il totale sia multiplo di dieci: 112 + 8 = 120. Coerente.

Un avvertimento: l'algoritmo intercetta tutti gli errori di una singola cifra, ma non tutte le trasposizioni. Scambiare due cifre adiacenti che differiscono di 5 (0/5, 1/6, 2/7, 3/8, 4/9) altera la somma ponderata di esattamente ±10 e lascia la cifra di controllo valida. Quel refuso passa in silenzio: l'UPC va sempre confrontato con la fonte da cui l'avete ricevuto, non solo con un validatore.

Potete verificare la forma di un ISRC e la cifra di controllo di un UPC/EAN con lo strumento gratuito basato su browser di mazufa.com, che gira interamente sul vostro dispositivo e non carica nulla.

Nota sull'esempio: 807123946518 è usato come UPC-A strutturalmente valido per illustrare il calcolo. Non è presentato come identificativo di alcuna pubblicazione reale.

Chi incassa su quale codice: SIAE, SCF, Nuovo IMAIE

Tre flussi di denaro diversi, tre codici diversi, tre soggetti diversi. Confonderli è la ragione per cui molti artisti italiani credono di essere pagati due volte per la stessa cosa, o non capiscono perché una voce manchi.

Lato opera (diritto d'autore). L'opera si dichiara a una collecting — in Italia storicamente SIAE, oggi accanto ad altri organismi di gestione collettiva ed entità di gestione indipendenti. È la dichiarazione dell'opera a generare o collegare l'ISWC, ed è lì che vivono autori, editore e ripartizioni. La sezione Musica di SIAE descrive il deposito e la tutela delle opere musicali sul proprio sito (SIAE, Tutela le tue opere — Musica). È in questo flusso che finisce la quota del librettista di cui all'art. 34, ed è questo flusso a non ricevere nulla quando un'opera napoletana viene dichiarata "Tradizionale".

Lato registrazione (diritti connessi). Il compenso per l'utilizzazione pubblica dei fonogrammi non è diritto d'autore ed è raccolto da soggetti diversi. SCF si presenta come l'organismo che «rappresentiamo i produttori discografici e promuoviamo l'utilizzo legale in pubblico di musica registrata» (SCF), quindi opera sul lato produttore. Nuovo IMAIE — «Nuovo Istituto Mutualistico per la tutela dei diritti degli Artisti Interpreti Esecutori» — opera sul lato artisti interpreti esecutori: musicisti, cantanti, attori, doppiatori (Nuovo IMAIE). Entrambi questi flussi si abbinano sulla registrazione, cioè sull'ISRC.

Le tre conseguenze pratiche:

  1. Un ISRC sbagliato o mancante non danneggia solo lo streaming: rompe anche la raccolta dei diritti connessi, che è denaro separato e spesso ignorato dagli artisti indipendenti.
  2. Un'opera non dichiarata non produce nulla sul lato autore anche se la registrazione è perfettamente identificata. I due lati non si surrogano a vicenda.
  3. Il collegamento ISRC→ISWC è ciò che permette di risalire dalla registrazione riprodotta all'opera da pagare. È il giunto più fragile della catena, e nel repertorio lirico e napoletano è quello che si rompe più spesso, perché il deposito dell'opera è incompleto in partenza.
Registrazione e opera sono due contabilità parallele. Curare bene una delle due e trascurare l'altra non produce metà del reddito: produce reddito su metà dei canali, e silenzio sull'altra.

Errori tipici, in ordine di danno

Riusare un ISRC su registrazioni diverse. Il peggiore, perché non si autocorregge: ogni sistema a valle tratterà per sempre due registrazioni come una sola. Causa abituale: copia-incolla in un foglio di calcolo, o una riga modello non aggiornata.

Generare un ISRC nuovo per una ristampa invariata. Butta via la storia della registrazione: playlist, registrazioni presso le collecting, rivendicazioni sui diritti connessi. Causa abituale: un modulo di onboarding che genera codici in automatico perché il campo "ho già un ISRC" è rimasto vuoto.

Depositare un'aria come brano autonomo senza l'opera madre. Rompe il collegamento fra registrazione e opera e lascia senza destinatario la quota del contributo letterario.

Scrivere "Tradizionale" senza aver cercato. Cancella autori ed editori esistenti e devia le somme. Su gran parte del repertorio napoletano è, semplicemente, un'affermazione falsa.

Rigenerare gli ISRC per una selezione tratta da un'integrale. Stesse registrazioni, nuova confezione: nuovo UPC, ISRC invariati.

Confondere le versioni autoriali di un'opera lirica. Depositare la versione del 1884 con l'elenco autori del 1867 produce ripartizioni a persone che su quella versione non hanno scritto.

Trattare l'anno di riferimento dell'ISRC come data di registrazione. È l'anno in cui il codice è stato assegnato. Su catalogo storico la discrepanza è di decenni ed è corretta.

Identificatori che non coincidono fra audio consegnato e metadati. Il guasto più silenzioso e più costoso: la release va online, gli ascolti crescono, i cruscotti mostrano numeri, e l'abbinamento fallisce da qualche parte che non vedete. L'ISRC incorporato nel file, quello nei metadati consegnati e quello registrato presso la collecting devono essere gli stessi dodici caratteri. Verificate prima della consegna.


Tabella riassuntiva

ISRCISWCUPC-A / EAN-13
IdentificaLa registrazioneL'operaLa pubblicazione (prodotto)
StandardISO 3901 (IFPI)ISO 15707 (CISAC)GS1 GTIN-12 / GTIN-13
Lunghezza12 alfanumericiT + 9 cifre + controllo12 / 13 cifre
Cifra di controlloNo
In Italia si ottiene daFIMI (prefisso) o ISRC Manager approvatoDichiarazione dell'opera alla collectingGS1 Italy / il distributore
Nuovo per un remix?No (stessa opera)Solo se venduto come prodotto nuovo
Nuovo per una ristampa?NoNoDi norma sì
Nuovo per un restauro tecnologico?NoNoSì, se è un prodotto nuovo

Lista di controllo per una release di repertorio

  • [ ] Versione autoriale ed edizione musicale fissate per iscritto.
  • [ ] Compositore e librettista nel deposito di ogni traccia di teatro musicale.
  • [ ] Aria singola collegata all'opera madre (titolo opera, atto, versione).
  • [ ] Attribuzione cercata prima di scrivere "Tradizionale"; date di morte di tutti i coautori verificate.
  • [ ] Un ISRC per file audio pubblicato; nessun ISRC su due file diversi.
  • [ ] Restauro tecnologico → ISRC invariato, salvo vendita come traccia separata.
  • [ ] Un UPC per prodotto (digitale / CD / vinile separati); colonne identificatori formattate come testo.
  • [ ] Cifra di controllo di ogni UPC verificata a mano o con un validatore.
  • [ ] ISRC incorporato nell'audio == ISRC nei metadati == ISRC registrato presso le collecting.

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Fonti

Nota sulle fonti secondarie: le voci enciclopediche sono citate per fatti storici e giudiziari ricostruibili altrove; dove un dato dipende da una sola fonte secondaria — in particolare la data di scadenza della tutela di 'O sole mio — è segnalato come ricostruzione diffusa e non come dato pubblicato da un ente ufficiale.

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